CELEBRARE LA VITA: il battesimo di Gabriele, Marco e Milo nel tempo della luce
Ci sono giorni che non passano semplicemente nel tempo. Giorni che lasciano un’impronta nell’anima, che diventano memoria viva e continuano a parlarci anche quando la festa è finita, gli invitati sono tornati a casa e il silenzio riprende il suo posto.
Il battesimo dei nostri gemelli, Marco, Milo e Gabriele, è stato uno di quei giorni. Lo abbiamo celebrato alla vigilia del solstizio d’estate, nel momento dell’anno in cui la luce raggiunge il suo apice. Una coincidenza solo apparente, perché tutto ciò che abbiamo vissuto in quella giornata parlava di luce, di vita che nasce e cresce, di amore che si trasmette da una generazione all’altra.

La celebrazione è stata intensa, profonda, commovente. Vedere i nostri piccoli sull’altare, accompagnati dai loro padrini e dalle loro madrine, è stata un’emozione difficile da raccontare. Il rito dell’acqua, la veste bianca, l’unzione con il crisma, la consegna della luce: ogni gesto portava con sé una sapienza antica, capace ancora oggi di parlare al cuore.
Spesso rischiamo di vivere i riti come semplici tradizioni da conservare, ma un rito autentico non è una formalità. È un linguaggio dell’anima; è uno spazio nel quale ciò che conta davvero può emergere e diventare visibile. In una società che ci educa continuamente al fare, noi abbiamo scelto di fermarci per celebrare. E celebrare è molto diverso dal fare. Celebrare significa attribuire significato. Significa riconoscere che non tutti i giorni sono uguali. Significa accorgersi che esistono passaggi che meritano di essere vissuti con consapevolezza, gratitudine e presenza. Per questo il battesimo è stato molto più di una cerimonia. È stato un momento in cui una comunità intera si è raccolta intorno a tre bambini per dire loro: “Tu sei atteso, sei amato, appartieni”.
Attorno a noi c’erano amici, parenti, persone care. C’era chi aveva pregato con noi e chi aveva aiutato concretamente a preparare la festa, il cibo, l’accoglienza. C’era chi aveva offerto il proprio tempo e chi la propria presenza. Ognuno ha contribuito a creare qualcosa di più grande della semplice somma dei singoli gesti.
Vorrei essere per Marco, Milo e Gabriele una presenza capace di testimoniare ciò che ho ricevuto dai miei nonni e dai miei genitori: l’entusiasmo. Questa parola, entusiasmo, custodisce un significato meraviglioso. Deriva dal greco entheos, che significa letteralmente “avere Dio dentro di sé”. Essere entusiasti della vita non significa ignorarne le difficoltà, ma attraversarle mantenendo acceso un fuoco interiore, una fede profonda nell’esistenza. Mi piace pensare che Marco, Milo e Gabriele abbiano scelto proprio questi genitori, questa famiglia, questo tempo per incarnarsi perché con i loro sorrisi, il loro sguardo aperto e fiducioso, stanno già insegnando molto a tutti.
Abbiamo celebrato il battesimo il 20 giugno, tempo di massima luce dell’anno. E forse il significato più profondo di questa esperienza è proprio qui.
La vita ha bisogno di essere celebrata. I passaggi importanti hanno bisogno di essere riconosciuti. I riti hanno bisogno di essere abitati da significati autentici e non svuotati della loro forza. Quando questo accade, il rito smette di essere una semplice tradizione e diventa esperienza viva. Diventa memoria. Diventa nutrimento per l’anima.
C’è un aspetto che ci sentiamo di suggerire a chi sta preparando il battesimo del proprio figlio: non vivere questo momento in modo passivo, limitandosi a seguire un copione già scritto. La liturgia offre una struttura preziosa, ma all’interno di essa c’è spazio per dare voce alla propria storia, alla propria fede e ai motivi che hanno portato a quella scelta. Noi, ad esempio, abbiamo deciso di raccontare il significato dei nomi dei nostri bambini e il perché lo abbiamo scelto. È stato un modo semplice ma autentico per dire a tutti che quel battesimo non riguardava solo un rito, ma una persona unica, amata fin dal primo istante, con una storia che iniziava a intrecciarsi con quella di Dio e della nostra famiglia.
I Genitori con padrini e madrine possono cercare il proprio modo di rendere questo momento più personale: una breve testimonianza, una preghiera scritta con il cuore, una riflessione sul nome, un gesto condiviso con i padrini o con i familiari. Piccoli dettagli che trasformano una celebrazione vissuta da spettatori in un’esperienza profondamente partecipata. Ecco come una celebrazione che avrebbe potuto essere soltanto una tradizione è diventata un momento di fede autentica, capace di lasciare un segno anche nel cammino di tutti noi.
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